POESIE SULLE NOSTRE CITTA'
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POESIE SULLE NOSTRE CITTA'
Per coloro che amano e portano serio rispetto ai luoghi in cui vivono, apro questo topic in un giorno in cui la mia città celebra la sua storia millenaria.
SIENA
Grida rampogne minacce,
intrighi tradimenti...
ma su tutto un sorriso,
io pensavo il dì seguente,
dopo una scena di colore
come non vidi mai più bella,
mentre il treno correva
portandomi lontano da quelle mura
che un miracolo conserva ai nostri occhi,
e dove i più schietti parlatori d'Italiano
giocano con tanta grazia alla discordia.
(Aldo Palazzeschi)
Dalla torre
cade un suono di bronzo:la sfilata
prosegue fra tamburi che ribattono
a gloria di contrade.
...geme il palco
al passaggio dei brocchi salutati
da un urlo solo. E' un volo!
E tu dimentica
dimentica la morte...
...Il presente s'allontana
ed il traguardo
è là: fuor della selva
dei gonfaloni,
su lo scampanio
del cielo irrefrenato...
(Eugenio Montale-1949)
SIENA
Grida rampogne minacce,
intrighi tradimenti...
ma su tutto un sorriso,
io pensavo il dì seguente,
dopo una scena di colore
come non vidi mai più bella,
mentre il treno correva
portandomi lontano da quelle mura
che un miracolo conserva ai nostri occhi,
e dove i più schietti parlatori d'Italiano
giocano con tanta grazia alla discordia.
(Aldo Palazzeschi)
Dalla torre
cade un suono di bronzo:la sfilata
prosegue fra tamburi che ribattono
a gloria di contrade.
...geme il palco
al passaggio dei brocchi salutati
da un urlo solo. E' un volo!
E tu dimentica
dimentica la morte...
...Il presente s'allontana
ed il traguardo
è là: fuor della selva
dei gonfaloni,
su lo scampanio
del cielo irrefrenato...
(Eugenio Montale-1949)

Daniela- Admin



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Guido Gozzano - Torino
Torino
I.
Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie,
l'arguta grazia delle tue crestaie,
o città favorevole ai piaceri!
E quante volte già, nelle mie notti
d'esilio, resupino a cielo aperto,
sognavo sere torinesi, certo
ambiente caro a me, certi salotti
beoti assai, pettegoli, bigotti
come ai tempi del buon Re Carlo Alberto...
"...se 'l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime..."
"Ch'a staga ciutô..." - "'L caso a l'è stupendô!..."
"E la Duse ci piace?" - "Oh! mi m'antendô
pà vaire... I negô pà, sarà sublime,
ma mi a teatrô i vad për divertime..."
"Ch'a staga ciutô!... A jntra 'l Reverendô!..."
S'avanza un barnabita, lentamente...
stringe la mano alla Contessa amica
siede con gesto di chi benedica...
Ed il poeta, tacito ed assente,
si gode quell'accolita di gente
ch'à la tristezza d'una stampa antica...
Non soffre. Ama quel mondo senza raggio
di bellezza, ove cosa di trastullo
è l'Arte. Ama quei modi e quel linguaggio
e quell'ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
e la "siepe" e il "natìo borgo selvaggio".
II.
Come una stampa antica bavarese
vedo al tramonto il cielo subalpino...
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l'Alpi tra le nubi accese...
È questa l'ora antica torinese,
è questa l'ora vera di Torino...
L'ora ch'io dissi del Risorgimento,
l'ora in cui penso a Massimo d'Azeglio
adolescente, a I miei ricordi, e sento
d'essere nato troppo tardi... Meglio
vivere al tempo sacro del risveglio,
che al tempo nostro mite e sonnolento!
III.
Un po' vecchiotta, provinciale, fresca
tuttavia d'un tal garbo parigino,
in te ritrovo me stesso bambino,
ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca
che m'ha veduto nascere, o Torino!
Tu m'hai veduto nascere, indulgesti
ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi più teneri e mesti
dormono in te, sepolti come vesti
sepolte in un armadio canforato.
L'infanzia remotissima... la scuola...
la pubertà... la giovinezza accesa...
i pochi amori pallidi... l'attesa
delusa... il tedio che non ha parola...
la Morte e la mia Musa con sé sola,
sdegnosa, taciturna ed incompresa.
IV.
Ch'io perseguendo mie chimere vane
pur t'abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch'io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.
A te ritorno quando si rabbuia
il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
quest'anima borghese e chiara e buia
dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti...
Evviva i bôgianen... Sì, dici bene,
o mio savio Gianduia ridarello!
Buona è la vita senza foga, bello
godere di cose piccole e serene...
A l'è questiôn d' nen piessla... Dici bene
o mio savio Gianduia ridarello!..
I.
Quante volte tra i fiori, in terre gaie,
sul mare, tra il cordame dei velieri,
sognavo le tue nevi, i tigli neri,
le dritte vie corrusche di rotaie,
l'arguta grazia delle tue crestaie,
o città favorevole ai piaceri!
E quante volte già, nelle mie notti
d'esilio, resupino a cielo aperto,
sognavo sere torinesi, certo
ambiente caro a me, certi salotti
beoti assai, pettegoli, bigotti
come ai tempi del buon Re Carlo Alberto...
"...se 'l Cônt ai ciapa ai rangia për le rime..."
"Ch'a staga ciutô..." - "'L caso a l'è stupendô!..."
"E la Duse ci piace?" - "Oh! mi m'antendô
pà vaire... I negô pà, sarà sublime,
ma mi a teatrô i vad për divertime..."
"Ch'a staga ciutô!... A jntra 'l Reverendô!..."
S'avanza un barnabita, lentamente...
stringe la mano alla Contessa amica
siede con gesto di chi benedica...
Ed il poeta, tacito ed assente,
si gode quell'accolita di gente
ch'à la tristezza d'una stampa antica...
Non soffre. Ama quel mondo senza raggio
di bellezza, ove cosa di trastullo
è l'Arte. Ama quei modi e quel linguaggio
e quell'ambiente sconsolato e brullo.
Non soffre. Pensa Giacomo fanciullo
e la "siepe" e il "natìo borgo selvaggio".
II.
Come una stampa antica bavarese
vedo al tramonto il cielo subalpino...
Da Palazzo Madama al Valentino
ardono l'Alpi tra le nubi accese...
È questa l'ora antica torinese,
è questa l'ora vera di Torino...
L'ora ch'io dissi del Risorgimento,
l'ora in cui penso a Massimo d'Azeglio
adolescente, a I miei ricordi, e sento
d'essere nato troppo tardi... Meglio
vivere al tempo sacro del risveglio,
che al tempo nostro mite e sonnolento!
III.
Un po' vecchiotta, provinciale, fresca
tuttavia d'un tal garbo parigino,
in te ritrovo me stesso bambino,
ritrovo la mia grazia fanciullesca
e mi sei cara come la fantesca
che m'ha veduto nascere, o Torino!
Tu m'hai veduto nascere, indulgesti
ai sogni del fanciullo trasognato:
tutto me stesso, tutto il mio passato,
i miei ricordi più teneri e mesti
dormono in te, sepolti come vesti
sepolte in un armadio canforato.
L'infanzia remotissima... la scuola...
la pubertà... la giovinezza accesa...
i pochi amori pallidi... l'attesa
delusa... il tedio che non ha parola...
la Morte e la mia Musa con sé sola,
sdegnosa, taciturna ed incompresa.
IV.
Ch'io perseguendo mie chimere vane
pur t'abbandoni e cerchi altro soggiorno,
ch'io pellegrini verso il Mezzogiorno
a belle terre tiepide e lontane,
la metà di me stesso in te rimane
e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.
A te ritorno quando si rabbuia
il cuor deluso da mondani fasti.
Tu mi consoli, tu che mi foggiasti
quest'anima borghese e chiara e buia
dove ride e singhiozza il tuo Gianduia
che teme gli orizzonti troppo vasti...
Evviva i bôgianen... Sì, dici bene,
o mio savio Gianduia ridarello!
Buona è la vita senza foga, bello
godere di cose piccole e serene...
A l'è questiôn d' nen piessla... Dici bene
o mio savio Gianduia ridarello!..
[b]

sabi

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Cesare Pavese - anche tu sei collina
un autore che amo profondamente...
non una città..una terra
----------------------------------
Anche tu sei collina
Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.
C'è una terra che tace
e non è terra tua.
C'è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.
E' una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
E' una terra cattiva -
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.
Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un'ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l'infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.
non una città..una terra
----------------------------------
Anche tu sei collina
Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.
C'è una terra che tace
e non è terra tua.
C'è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.
E' una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
E' una terra cattiva -
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.
Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un'ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l'infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.
[b]

sabi

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Re: POESIE SULLE NOSTRE CITTA'
SIENA -Alessandro Safina
Siena ama
Già il cielo si avvicina
E sfiora i tuoi occhi
La luce chiara della luna
Siena sogna
Sei il vento che ritorna
Sorridi leggera
E il tuo sorriso c'innamora, di te
Sciogli catene e consuetudini
Confondi il tempo e la abitudini
Dai tuoi silenzi non vorrei
Risvegliarmi mai
Vogli vivere
Per raggiungerti
Siena apriti
Non finire mai
d'innamorarmi
Siena dona
Al giorni che ti chiama
I tuoi fianchi sereni
Lascia che il sole si abbandoni a te
Siena sogna
Sei il vento che ritorna
Sorridi leggera
E il tuo sorriso c'innamora' di te
Ne tuoi capelli si rincorrono
Passioni e amori che non muoiono
Dalle tue labbra non non vorrei
Liberarmi mai
Siena ascoltami
Dei tuoi attimi
Voglio vivere
Forte e fragile
Incantevole magia
Non difenderti
Dagli sguardi miei
Non finire mai
D'innamorarmi
D'innamorarmi
Siena ama
Già il cielo si avvicina
E sfiora i tuoi occhi
La luce chiara della luna
Siena sogna
Sei il vento che ritorna
Sorridi leggera
E il tuo sorriso c'innamora, di te
Sciogli catene e consuetudini
Confondi il tempo e la abitudini
Dai tuoi silenzi non vorrei
Risvegliarmi mai
Vogli vivere
Per raggiungerti
Siena apriti
Non finire mai
d'innamorarmi
Siena dona
Al giorni che ti chiama
I tuoi fianchi sereni
Lascia che il sole si abbandoni a te
Siena sogna
Sei il vento che ritorna
Sorridi leggera
E il tuo sorriso c'innamora' di te
Ne tuoi capelli si rincorrono
Passioni e amori che non muoiono
Dalle tue labbra non non vorrei
Liberarmi mai
Siena ascoltami
Dei tuoi attimi
Voglio vivere
Forte e fragile
Incantevole magia
Non difenderti
Dagli sguardi miei
Non finire mai
D'innamorarmi
D'innamorarmi
" Nell'ozio e nei sogni, la verità sommersa viene qualche volta a galla"
(Virginia Woolf)
(Virginia Woolf)
Milano - Umberto Saba
Fra le tue pietre e le tue nebbie faccio
villeggiatura. Mi riposo in Piazza
del Duomo. Invece di
stelle
ogni sera si accendono parole.
Nulla riposa della vita come
la vita.
villeggiatura. Mi riposo in Piazza
del Duomo. Invece di
stelle
ogni sera si accendono parole.
Nulla riposa della vita come
la vita.

Daniela- Admin



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Sicilia
ISOLA
Io non ho che te
cuore della mia razza
Di te amore m'attrista,
mia terra, se oscuri profumi
perde la sera d'aranci,
o d'oleandri, sereno,
cammina con rose il torrente
che quasi n'è tocca la foce.
Ma se torno a tue rive
e dolce voce al canto
chiama da strada timorosa
non so se infanzia o amore,
ansia d'altri cieli mi volge,
e mi nascondo nelle perdute cose.
Salvatore Quasimodo (siciliano DOC)
Io non ho che te
cuore della mia razza
Di te amore m'attrista,
mia terra, se oscuri profumi
perde la sera d'aranci,
o d'oleandri, sereno,
cammina con rose il torrente
che quasi n'è tocca la foce.
Ma se torno a tue rive
e dolce voce al canto
chiama da strada timorosa
non so se infanzia o amore,
ansia d'altri cieli mi volge,
e mi nascondo nelle perdute cose.
Salvatore Quasimodo (siciliano DOC)

MariaCarmela

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Età : 35
Località : Buseto Palizzolo (TP)
Hobby : figli, libri, musica...









